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domenica 20 marzo 2011

MENTAL TRAINING: ALLENATORI E INCONSCIO

Qualche giorno fa ho letto un bell'articolo su un prestigioso
giornale sportivo. L'argomento era Leonardo all'Inter .

Nel paragrafo "La forza dell'inconscio" Leonardo viene definito
come "uomo saggio, conoscitore della mente umana e della
funzione dell'inconscio".

Davvero peccato che poi l'argomento non sia stato
sviluppato. In ogni caso complimenti a Leonardo!

Ma l'inconscio che cos'è? E qual è la sua funzione?

L'inconscio è tutto ciò che non rientra nella sfera consapevole.

Semplificando molto, possiamo affermare che la nostra mente
inconscia è quella che ci permette di fare le cose automaticamente
(hai presente quando parli mentre guidi? Bene, quell'automatismo
si chiama proprio competenza inconscia).

Nell'attività sportiva la competenza inconscia è quella che
permette l'eccellenza.

Tornando al tema allenatori / inconscio, mi vengono in mente
due grandi nomi, Dan Peterson e Fabio Capello.

Dan Peterson ha sempre sostenuto che (soprattutto in partita) è
importante dare ai giocatori poche indicazioni e semplici.

Giustissimo: è il modo migliore per farle giungere all'inconscio e
quindi renderle efficaci.

Fabio Capello ha un tipo di atteggiamento non verbale che
certamente raggiunge subito l'inconscio dei giocatori
(l'incoscio comprende automaticamente il linguaggio non verbale)
trasmettendo la sua forza e il suo carisma.

Bene,
alla prossima!

Enrico Masini
Specialista Alte Prestazioni


giovedì 13 novembre 2008

All'ultimo minuto!

Ultimamente, quante partite si sono decise negli ultimi minuti?

(la famosa "zona Cesarini", dal nome di un calciatore che
segnava spesso all'ultimo momento).

Le statistiche ci indicano che le reti messe a segno negli ultimi
minuti di gioco sono piuttosto frequenti, sia nel secondo
che nel primo tempo.

Come mai?

Scelte tattiche? A volte può essere una causa: la squadra rischia il
tutto per tutto, per rimontare uno svantaggio.

Ma se stanno pareggiando come si spiega?

Stanchezza? solo in parte.

In realtà la vera ragione è il calo di concentrazione:
le reti di questo tipo nascono molto spesso da distrazioni
dei difensori, sia su azione che su calcio piazzato.

Che cosa provoca il calo di concentrazione?

Semplicemente lo spostamento temporale
dell'energia mentale.

In altre parole, capita che negli ultimi minuti
"la testa sia già nello spogliatoio".

Ancora più pericoloso è quando, trovandosi in vantaggio,
gli atleti spostano l'attenzione al futuro, pensando alla
sodddisfazione di aver già vinto.

Il rischio è quello di farsi pareggiare, anche perché
a quel punto si scatena un altro meccanismo:
l'energia mentale si sposta al passato,
consumandosi nel rimpianto del vantaggio.

Questo è il modo migliore per farsi segnare ancora.

Tre esempi famosi:

finale di Champions League del 1999,
Bayern Monaco-Manchester United,
il Bayern Monaco al 90' conduceva per 1-0;
nell'arco di due minuti, prima si
fece pareggiare e poi passò in svantaggio,
perdendo la coppa per 2-1;

il pareggio all'ultimo minuto della Francia con l'Italia,
all'Europeo del 2000.

Il meccanismo è sempre quello
che impedì all'Italia di giocarsi alla pari i supplementari,
subendo ben presto il golden gol:

1) spostamento (inconsapevole) dell'energia mentale al futuro
(coppa, festeggiamenti)
2) pareggio
3) spostamento dell'energia al passato (rimpianto del vantaggio)
4) blocco emotivo


la finale di Champions Milan-Liverpool, con la squadra italiana
da 3-0 alla sconfitta.

Esiste un rimedio?

Certamente: è uno dei segreti dei più grandi campioni,
che riescono a farlo inconsapevolmente.

Si tratta di imparare, con specifici esercizi, a dirigere
costantemente l'energia mentale sul "qui e ora".

Alla prossima
Enrico Masini
Specialista Alte Prestazioni Sportive